Studio Commerciale Giordano
La problematica assunzione del coniuge in una SRL
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Assumere un coniuge a volte è possibile, in alcuni casi è (praticamente) vietato ed in altri è tecnicamente possibile ma sconsigliabile.
Vediamo perché: secondo la legge il lavoratore dipendente è quella persona che, a fronte di una determinata retribuzione, si obbliga a fornire una prestazione lavorativa intellettuale oppure manuale.
Mediante il “potere direttivo” il datore di lavoro indica al lavoratore cosa fare, come farlo e con quali tempi e poi, tramite il “potere di controllo“, andrà a verificare il rispetto delle direttive impartite.
Il mancato rispetto delle direttive può comportare delle “azioni disciplinari” che vanno dal semplice richiamo verbale fino al licenziamento.
Pertanto il lavoratore è “subordinato” alle regole imposte dal datore di lavoro che lo ha inserito all’interno della propria organizzazione aziendale con delle caratteristiche specifiche:
- il lavoratore avrà uno specifico orario di lavoro assegnato e regolamentato, generalmente da svolgere presso una specifica sede di lavoro;
- percepisce una retribuzione fissa e predeterminata;
- ha diritto a turni di riposo predeterminati nonché a permessi specifici (ad esempio in caso di malattia);
- ha diritto ad un periodo di ferie stabilito dal singolo contratto di lavoro.
Inoltre il lavoratore dipendente è sempre indenne dal rischio d’impresa e da qualsiasi evento riguardi le attrezzature e gli strumenti che sono di proprietà del datore di lavoro.
Quindi è evidente che una delle caratteristiche fondanti del rapporto di lavoro subordinato è proprio quella dell’assoggettamento del dipendente alle direttive del datore di lavoro.
Nel corso del tempo ci sono state diverse sentenze della Cassazione che hanno quasi sempre dato ragione all’INPS nel sostenere che l’apporto lavorativo del coniuge incarna quel legittimo “aiutarsi” tipico del rapporto matrimoniale. In pratica l’INPS sostiene che l’apporto lavorativo del coniuge si basa sull’affetto e non sulla reale opportunità di lavoro e finisce automaticamente per fare verbale sostenendo che il rapporto di lavoro è camuffato. Dal canto suo la Cassazione ha dato troppe volte ragione all’INPS e questa dell’INPS è diventata, nel corso del tempo, una pratica consolidata.
QUINDI non dobbiamo perdere di vista il fatto che, sia l’INPS che l’Agenzia delle Entrate, potranno sempre tentare di sostenere che si tratta di un rapporto di lavoro fittizio.
In questo caso ci sono degli indizi che provano un rapporto di lavoro utilizzato in realtà per altri fini:
- mancano i pagamenti dello stipendio oppure i pagamenti sono stati effettuati in modo irregolare il coniuge-dipendente non rispetta gli orari di lavoro oppure è spesso assente dal luogo di lavoro;
- non c’è alcuna traccia dei lavori effettuati, ovvero non si riesce a documentare che il lavoro sia effettivamente stato fatto dal coniuge
- Quando è possibile superare tutte e tre queste prove sataniche allora anche il più incallito degli ispettori dovrà farsene una ragione (si spera).
Siamo a disposizione per qualsiasi chiarimento e per i dovuti approfondimenti.
