Studio Commerciale Giordano

Conti corrente esteri

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Negli ultimi anni sempre più professionisti e piccole attività utilizzano SumUp come sistema di incasso elettronico. È uno strumento semplice e immediato, ma nasconde un aspetto fiscale poco conosciuto: il conto collegato ai dispositivi SumUp non è gestito da una banca italiana, bensì da SumUp Limited, un istituto di moneta elettronica con sede a Dublino, Irlanda.

Questo significa che i fondi accreditati su SumUp vengono considerati, a tutti gli effetti, attività finanziarie detenute all’estero.

Per questo motivo, la normativa sul monitoraggio fiscale (art. 4 del D.L. 167/1990) richiede di valutare attentamente se tali somme vadano dichiarate nel quadro RW della dichiarazione dei redditi.

In pratica, il conto SumUp va quasi sempre indicato in RW, perché è normalmente utilizzato come conto operativo per incassare pagamenti, e ciò comporta saldi e movimentazioni che superano molto spesso le soglie previste dalla legge.

La compilazione diventa obbligatoria quando, nel corso dell’anno, il conto raggiunge un valore massimo superiore a 15.000 euro, anche solo per un giorno.

In aggiunta, quando la giacenza media annua supera i 5.000 euro, il conto è soggetto anche all’imposta IVAFE.

Per predisporre correttamente la dichiarazione, è necessario che il contribuente fornisca allo Studio l’estratto conto annuale SumUp, dal quale possono essere ricavati il saldo al 31 dicembre, il valore massimo raggiunto nel corso dell’anno e altri dati necessari alla compilazione.

Trascurare la dichiarazione comporta conseguenze rilevanti: la normativa prevede sanzioni fino al 15% delle somme non dichiarate e maggiori controlli sulla provenienza dei flussi finanziari. Anche per questo è fondamentale comunicare tempestivamente l’esistenza di conti SumUp o di altri conti esteri e consentire la corretta gestione fiscale.

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È opportuno chiarire in tale sede la differenza tra i vari strumenti di pagamento digitali più utilizzati, perché non tutti comportano gli stessi obblighi ai fini del monitoraggio fiscale.

La distinzione dipende da come SumUp viene effettivamente utilizzato come “conto di deposito”: in tal caso SumUp trattiene somme in un saldo disponibile, anche temporaneamente, e dunque il contribuente sta detenendo una attività finanziaria all’estero.

In questo caso si applicano le regole illustrate (monitoraggio RW e, se dovuta, IVAFE).

Se invece SumUp è utilizzato solo come “strumento di incasso”, ovvero il contribuente usa SumUp esclusivamente come POS e le somme vengono trasferite immediatamente o automaticamente su un conto corrente italiano, e non permane alcun saldo sul conto SumUp, allora non si considera detenuta un’attività finanziaria all’estero e non vi è obbligo di compilazione del quadro RW.

 PayPal richiede una distinzione analoga. Anche PayPal, infatti, è un istituto estero (con sede in Lussemburgo) e le somme lasciate sul conto costituiscono a tutti gli effetti una disponibilità finanziaria detenuta all’estero. Se l’utente utilizza PayPal come portafoglio, lasciando fondi sul saldo, l’obbligo di dichiararlo in RW è pienamente applicabile.

Diversamente, quando PayPal è utilizzato solo come tramite — per ricevere pagamenti o per effettuare acquisti con trasferimento immediato dei fondi sul conto italiano — non si configura alcuna attività finanziaria estera e non è richiesta alcuna comunicazione nel quadro RW.

Revolut, invece, è sempre un conto estero vero e proprio, aperto presso Revolut Bank UAB, istituto con sede in Lituania. A differenza di SumUp e PayPal “di passaggio”, il conto Revolut genera sempre un saldo, anche se di modesta entità, e consente all’utente di detenere fondi in modo continuativo.

Per questo motivo, Revolut rientra strutturalmente tra le attività finanziarie estere e la sua indicazione nel quadro RW è richiesta nella quasi totalità dei casi, salvo l’ipotesi — poco frequente — di saldo costantemente pari a zero e soglie annuali non superate.

 

 

Studio Dott.ssa Daniela Giordano
Consulenza Fiscale, Contabile e del Lavoro